Una notte indimenticabile


Era da un po’ che non scrivevo sul mio blog. Poi ho buttato giù in poco tempo una storia. E’ una breve storia horror, con un pizzico di fantascienza. Tutto condito con la solita ironia! Buona lettura…

Una notte indimenticabile

<<Allora quella bionda? Come era?>>
<< Quale delle tre?>>
Le solite esagerazioni di Luigi, chissà come aveva rimorchiato una bionda in discoteca e adesso erano già diventate tre.
<<Luì, posso capire che stavi mezzo ubriaco e ci vedevi doppio, ma addirittura vederne tre! Sempre il solito…>>
<<No! Davvero! Voi ne avete vista solo una! Le altre due ve le siete perse…>>
<<Vabbè dai allora raccontaci di tutte e tre ma non inventare troppo…>> dissi io.
Carlo, invece, era sempre il più silenzioso dei tre, lui non ci pensava nemmeno a rimorchiare. Aveva una ragazza fissa da circa sette anni. Si poteva quasi definire un prete senza tonaca. Spesso ci veniva il dubbio che non facesse nemmeno sesso con la ragazza.
Il racconto di Luigi cominciò:
<<Niente, c’era ‘sta tipa che al centro della pista che ballava in una maniera sensualissima, vicino a lei c’era…>> fece una pausa brevissima e poi gridò <<UN UBRIACOOOO!!!!>>
Per lo spavento che m’aveva fatto prendere sterzai di scatto sulla destra e poi controsterzai a sinistra quando mi accorsi che sul ciglio destro della strada c’era quest’uomo che barcollando si avvicinava sempre più al centro della strada.
Effettivamente non l’avevo proprio visto, i racconti di Luigi erano sempre divertenti e attiravano sempre l’attenzione di tutti, in più c’era anche la stanchezza della giornata di lavoro. Mi fermai una trentina di metri più avanti sulla destra, le quattro frecce erano state accese dai sistemi tecnologici dell’auto che avevano avvertito il pericolo. Feci tre respiri profondi. Servivano per far circolare meglio il sangue o per far calare la scarica d’adrenalina, oppure era solo un’altra cazzata dei film americani. Ma forse, solo per l’effetto Placebo di quel gesto, riuscì a calmarmi davvero.
Mi girai indietro per capire Carlo come stava, lui fece un gesto con la mano come per dire “Tutto ok!”; Luigi accanto a me stava bene, aveva solo detto <<M’agg’ cacat’ sott!!>>
<<Ragazzi, andiamo a vedere come sta quel tipo, io non l’ho colpito, sono sicuro al 100% ma è meglio vedere.>>
<<Vengo io con te>> disse Carlo, <<Luì tu rimani in macchina, nun s’ po’ mai sapè>> A volte era quasi fastidiosa la sua calma.
Facemmo pochi metri per raggiungere quell’uomo ubriaco. Poteva avere cinquant’anni come settanta, abiti vecchi ma tutto sommato puliti, una barba lunga e incolta. Si guardava attorno con circospezione e non sembrava per nulla spaventato dal pericolo che aveva passato un munito prima.
Quando mi trovai faccia a faccia con quell’uomo capì che in effetti non era ubriaco, era solo un senzatetto che brancolava per la strada. Oddio, forse qualche goccio l’aveva bevuto anche lui o era solo l’odore pungente che proveniva dai suoi vestiti a trarmi in inganno. Non sapevo come iniziare allora esordì con il classico <<Tutto bene?>>
Lui alzò le spalle e disse <<fino ad ora si! Perché?>>
Possibile che non si fosse accorto di nulla? Continuai <<Ehm, mi dispiace per prima, l’ho vista all’ultimo momento… però anche lei camminava quasi al centro della strada! Poi in prossimità di una curva… ecco dovrebbe stare più attento! Ma l’importante è che tutto è andato bene!>>
L’uomo rimase impassibile alle mie parole, ci guardava solo, prima me poi a Carlo poi di nuovo a me. Poi all’improvviso vidi una smorfia di disprezzo sul suo viso, lui alzò il braccio ed urlò <<Fuggite! Sciocchi!>>
Mi voltai verso Carlo e sussurrai <<E’ arrivat’ Gandalf!>>
<<Chi??>> chiese Carlo.
<<Vabbe’ lascia sta’>> Nemmeno Il Signore degli Anelli conosceva!
Mi voltai verso l’uomo che era rimasto col braccio alzato e dissi <<Adesso ce ne andiamo! Volevamo solo accertarci che lei stesse bene!>>
<<Dovete andare via! Qui rischiate la vita!>>
<<E’ normale! Stamm’ mmiez’ ‘a via! Facciamoci più dentro! Per favore>> Così appoggiai con cautela la mano sulla spalla sinistra dell’uomo e con l’altra mano mostrai il ciglio della strada.
L’uomo non fece un passo ne a destra ne in nessun’altra direzione. Rimase a guardare un punto imprecisato alle mie spalle.
Guardai Carlo con aria rassegnata, lui allargò le braccia come per dire “ Che ci posso fare?”
Mi voltai nuovamente verso il barbone e dissi <<Qui è pericoloso! Passa qualcuno e ci mette sotto!>>
<<Non ti devi preoccupare delle macchine! Non sono loro il pericolo!>> disse l’uomo.
In effetti le automobili non sembravano un pericolo in quel momento, anche perché dal momento in cui eravamo scesi dall’auto non era passata nemmeno un’automobile. La cosa era strana, era un sabato sera come tanti altri e di solito quella strada era abbastanza trafficata.
Mi passai la mano tra i capelli, fu un gesto nervoso involontario, non sapevo più cosa fare, così presi Carlo per il braccio e lo accompagnai sul ciglio della strada in un punto che mi sembrava sicuro. Alzai un po’ la voce per farmi sentire dall’uomo e dissi <<Qui non ci sono pericoli! Perché non viene qua e parliamo un po’?>>
<<Ma p’cchè nun ce ne jamm?>> Chiese Carlo.
<<Ma comm’ ‘o lass’ a chist’ ‘cca?>> Risposi. Carlo abbassò la testa e non disse nulla.
Mi voltai nuovamente verso il barbone e vidi che aveva puntato l’indice sull’altro lato della strada. Guardai in quella direzione, c’erano solo alberi e una terra incolta. Quando lui si accorse che aveva catturato la mia attenzione disse: <<Sono loro che vi vogliono uccidere!>>
<<Loro chi?>> Chiesi. <<Io vedo solo gli alberi!>> Lo dissi forse con troppa calma perché luì si adirò e non poco.
<Struuunz!>> disse. <<Ma come fai a non vederli? Stann’ la!>>
A quel punto sentii il rumore dello sportello della mia auto che si apriva e qualche secondo dopo si richiudeva. Luigi era sceso dall’auto e si stava avvicinando a noi.
<<Guagliù ce ne andiamo? Domani mattina devo lavorare!>> Disse.
<<Luì che ti devo dire? Adesso chiamo una ambulanza, o la polizia. Non lo posso lasciare qui!>>
<<Ma mo’ che sta indicando?>> Chiese Luigi.
<<Quelli che ci vogliono uccidere!>> Risposi io.
Luigi si girò di scatto verso il punto indicato dall’uomo. <<Ah?! Ho capito! “La notte degli alberi assassini”? Ma adesso come si sblocca?>>
<<E io che ne so? E’ rimasto bloccato così! Carlo digli qualcosa, io nel frattempo provo a chiamare una ambulanza>>
Mi avvicinai alla macchina, poggiai i gomiti sul tetto e composi il numero di emergenza per le ambulanze.
Vedevo che Carlo e Luigi erano riusciti in qualche modo a sbloccare il vecchio e discutevano pacatamente di qualcosa.
Il centralinista rispose.
<<Salve, come possiamo aiutarvi?>> disse.
<<Buonasera, qui c’è un clochard quasi al centro della strada, non vuole muoversi. Potrebbe essere pericoloso se rimane lì>>
<<L’uomo è vivo? E’ ferito? Vi sembra lucido?>>
<<Non è ferito! Almeno non mi sembra, è in piedi al centro della strada ma non vuole spostarsi. L’unico problema è che dice cose strane, vede degli uomini, delle cose… non saprei. Non mi sembra tanto ubriaco.>>
<<Allora, se non è ferito non posso mandarvi l’ambulanza! Vi mando una pattuglia della polizia perché, come dice lei, potrebbe essere pericoloso. Rimanga lì e aspetti la polizia. E’ da solo?>>
<<No! Sono con due amici>>
<<Ok, rimanete lì, rimanete calmi e tra due minuti arriva la polizia. Mi dia le sue generalità e il nime della strada in cui vi trovate.>>
Diedi tutte le informazioni in maniera quasi meccanica e nel frattempo osservavo la situazione grottesca che avevo davanti:
Luigi e Carlo che tentavano di comunicare a distanza con un barbone che aveva un piede sulla linea di mezzeria.
Ma le automobili? Dove erano?
Controllai il mio orologio. 3:40. Strano! Mi sembrava di aver controllato l’orario poco prima di uscire dalla discoteca e adesso sembravano essere passati solo due minuti.
Controllai l’ora sul cellulare: 3:40.
L’ora segnata dal display dell’auto: 3:40.
Volevo togliere quell’idea del tempo dalla mia testa. Maledetto me e la mia passione per i film di fantascienza. Ci mancava solo l’orologio fermo alla stessa ora. Mi incamminai lentamente verso il piccolo gruppo di persone. Iniziai a contare i passi: 1,2,3… sembravo un arbitro di calcetto che conta i passi per posizionare la barriera per una punizione. Solo che per strada anziché un arbitro sembravo un cretino. Cercavo di fare un passo al secondo. Arrivai accanto a Luigi.. 42 passi.
Contai nella mia mente fino a 30 per essere un po’ più sicuro. Controllai il cellulare: 3:40. Nulla! Non era passato nemmeno un minuto!
Nascosi il cellulare in tasca e chiesi <<Ragazzi che ora è?>>
Luigi sfilò il cellulare dalla tasca e disse <<Quatt’ manc’ venti. Precis’!>>
<<Anche a me>> Aggiunse Carlo. <<Perché?>>
<<No nulla, la polizia dovrebbe arrivare tra poco. Dobbiamo aspettare>>
Che cavolo stava succedendo? La situazione era troppo strana.
Tentai di pensare ad altro: <<Raga’ che vi siete detti di bello?>>
Luigi fece una smorfia con la bocca e poi disse <<Niente! Ci sono sempre “loro” che ci vogliono uccidere! Ah! La cosa bella è che vogliono uccidere noi! A lui lo lasceranno vivo!>>
<<Ah perfetto!>> Aggiunsi io con tono ironico. <<E perché poi?>>
<<Dice che non ce lo può spiegare! E’ un segreto!>> Mise l’indice davanti al naso e continuò << Shh non dirlo a nessuno!>>
<<E che so’ pazzo? Un segreto è un segreto!>>
Mi girai e trovai Carlo piazzato davanti a me che mi mostrava il display del suo cellulare, disse <<Da quanto tempo sono le 3 e 40? Quando te ne sei accorto?>>
Abbassai la testa e dissi. <<Ragazzi non ci spaventiamo inutilmente, sarà una coincidenza!>> non sapevo cos’altro aggiungere: <<I cellulari si sincronizzano con l’orario della rete>> abbozzai.
<<Anche il tuo orologio da polso?>> Chiese. <<Non vedi che si è bloccata pure la lancetta dei secondi?>>
<<La pila è mezza scarica! Si sarà finita di scaricare. A volte lo fa!>> Iniziai a picchiettare con l’indice sul cristallo dell’orologio. Stavo facendo una cosa stupidissima ma non sapevo cosa dire ai miei amici. Per fortuna fu Luigi a spezzare il mio silenzio.
<<Ragà! La polizia! >> E indicò la strada da cui eravamo passati pochi minuti fa, o zero minuti fa?
L’auto della polizia si fermò davanti alla mia, scesero due uomini in uniforme. Arrivarono dopo pochi secondi da noi.
<<Chi di voi ha chiamato?>> disse il primo.
Io alzai la mano.
<<Ok ragazzi, mentre il mio collega fa spostare il signore dalla strada, se cortesemente ci potete mostrare i vostri documenti. E’ solo una formalità, lo sapete, ma dobbiamo farlo>>
Tirammo fuori i nostri portafogli all’istante, nemmeno i pistoleri nei vecchi western avevano quella velocità. Il poliziotto li prese e si avviò verso la sua auto per fare i dovuti controlli. Intanto io osservavo l’altro poliziotto che con la dovuta calma tentava di togliere l’uomo dalla strada. Vedevo solo che faceva un cenno di dissenso con la testa e indicava i soliti innocui alberi dietro di noi.
Il poliziotto che aveva preso i nostri documenti già stava tornando verso di noi, si soffermò un attimo accanto al collega e al barbone e poi proseguì quel poco di strada che ci divideva.
Ci consegnò i documenti e disse:
<<Tutto ok. Per noi potete anche andare, ci pensiamo noi al signore. Grazie per la telefonata, non è da tutti>> ci voltò le spalle per raggiungere il collega e poi si rivolse nuovamente a noi:
<<Anzi no, ragazzi, per favore rimanete altri due minuti. Devo controllare dietro quegli alberi, mettetevi al riparo dietro la nostra auto. Per favore sedetevi a terra. Lo so che al 99% non c’è nessuno, ma devo controllare lo stesso e non posso lasciarvi andare con una minaccia di morte che vi pende sulla testa>>
Noi andammo a posizionarci dietro la macchina come aveva detto il poliziotto; nel frattempo quest'ultimo prese una grossa torcia dalla macchina, si diresse verso gli alberi con una mano già pronta sulla fondina, si fermò a pochi passi dagli alberi e illuminò la zona indicata dal barbone.
Come era facile pensare non c’era nessuno. Il poliziotto perlustrò un po’ la zona ma alla fine tornò indietro. Si rivolse a noi: <<Ragazzi via libera! Tornate a casa, sono le 3 e 40!>>
<<No!!!!! Non potete andare via!!! Ve lo impediranno!!!>> Iniziò ad urlare il barbone. I due poliziotti lo bloccarono e tentarono di calmarlo. Uno dei due ci fece cenno di andare via e poi si dedicò di nuovo al vecchio barbone.
Noi ci rimettemmo in macchina, io rimisi le chiavi nel cruscotto e subito notai l’orario riportato sul display. Come aveva detto il poliziotto un minuto fa, erano le 3:40!
Nessuno proferì parola. Avviai l’auto e ripresi la strada per casa.
La strada era quella, non mi aspettavo auto parcheggiate ne in marcia, c’era solo l’illuminazione stradale ad accompagnarci. La solita campagna a destra e a sinistra, la solita curva a gomito, il solito caseificio nel nulla. Frenai di botto facendo spegnere la macchina!
Il caseificio Bernotti!
<<Che c’è che non va?>> Chiese Luigi.
<<Il caseificio! Non dovrebbe essere qui! L’avevamo oltrepassato prima di trovare il barbone!>>
<<Sicuro?>> Chiese Carlo.
<<Ragà, si che sono sicuro! Abito a due kilometri da qui! Come faccio a non esserne sicuro?>> Posai la fronte sul volante. Feci tre respiri profondi. Rividi l’orologio: 3:40.
<<Aveva detto “Non potete andare via. Ve lo impediranno.”>> Disse Luigi.
<<Grazie Luì! Tu si che sai tirare su gli animi eh?>> dissi io.
Rimisi in moto la macchina, non guardai nemmeno nello specchietto retrovisore per vedere se giungeva qualcuno, continuai per duecento metri e mi ritrovai una curva davanti.
<<Questa è la curva dove abbiamo trovato il vecchio!>> dissi.
Decelerai e mi mantenni un po’ sulla destra. Feci tutta la curva con una rassegnazione nell’animo. Gli "alberi assassini" erano sempre lì, la polizia era andata via e il vecchio barbone era seduto a lato della strada, quasi al sicuro. Appena vide la macchina si alzò in piedi. Fece un largo sorriso e iniziò a salutarci a grandi bracciate.
<<Ragazzi finiamo 'sta storia!>> Accostai sulla destra e scesi dall’auto.
Mi avvicinai al barbone e urlai <<Allora? Che dobbiamo fare per tornare a casa? Chi diavolo sei tu?>>
Sentii Luigi e Carlo che scendevano dall’auto e si posizionavano uno alla mia destra e l’altro a sinistra.
<<Allora? Ti abbiamo fatto una domanda! Rispondi>> Disse Luigi.
Il vecchio calò la testa sul petto, chiuse gli occhi e disse <<Non lo so! Ancora non mi hanno detto nulla!>>
<<Chi ti deve dire qualcosa?>> chiese Carlo.
<<Le voci! Quelle che mi hanno mandato qua!>>
All’assurdo non c’era mai fine, non ne potevo più!
<<Ragazzi torniamo in macchina! Avrò sbagliato strada!>> Sentenziai.
Andai verso l’auto e mi accorsi che anche i miei due amici mi seguivano. Prima di entrare in macchina dissi: <<Ragà ve lo ricordate “Non ci resta che piangere” di Troisi e Benigni?>> tutti e due fecero “Si” con la testa e io continuai <<Bene. C’è quella scena in cui Troisi suggerisce a Benigni come tornare nel 1900. Dice qualcosa del tipo “domani mattina ci svegliamo, dobbiamo essere convinti di essere nel 1900, apriremo la porta e ci troveremo nel 1900!”, adesso non erano così le parole ma il senso era questo. Vi chiedo di fare così: ora ci sediamo in macchina, Luigi ci parlerà dell’approccio con la bionda e ce ne torniamo a casa. Convinti?>> Chiesi.
<<Convinti!>> dissero all’unisono.
Ci sedemmo in macchina, erano le 3:40 ma era normale! Eravamo appena usciti alla discoteca!
Avviai l’auto e mi incamminai verso casa.
<<Allora? Come è andata con questa bionda?>> Chiesi
<<Come vi dicevo, lei ballava in questo modo sensualissimo e accanto a lei c’era quest’altra ragazza che era un cesso incredibile!>>
<<Eccolo lì, per te le ragazze o sono stupende o sono un cesso! ‘na via di mezzo mai eh?>> Chiesi io.
<<No! Davvero era un cesso!>> Disse lui convinto.
<<Vabbè continua!>>
<<Allora mi metto a ballare anche io davanti alla bionda, lei mi sorride poi si gira e inizia a ballare con l’amica. C’aveva un culo a mandolino incredibile!>> Fece una piccola pausa, poi continuò <<Ad un cero punto dice una cosa all’orecchio dell’amica e ‘sto cesso si allontana da lei e inizia a ballare con me! Mi fa pure l’occhiolino!>>
<<Ecco, adesso inizia a piacermi la storia! E’ più realistica!>> dissi.
<<Comunque, ‘sta tipa mi dice nell’orecchio: “Ti hanno mai detto che ti muovi proprio bene?”>>
<<No! Perché sarebbe stata una bugia!>> dissi io ridendo.
<<Che coglione che sei!>> disse Luigi e continuò il suo racconto <<Io la ringrazio e gli chiedo il nome; dopo un po’ di battute idiote che non capivo anche perché la musica era forte, lei mi dice “Perché non mi offri qualcosa al bar? Non ne posso più di ballare”. Io allora le dico ”ma non vorrai lasciare la tua amica da sola? Fai venire anche lei!”>>
<<Ah bravo! L’amica non poteva essere lasciata da sola! Noi si?! Ci potevi chiamare! Vero Carlo?>> Mi girai a guardare Carlo per cercare risposta alla mia domanda e lo trovai che piangeva in silenzio, aveva il viso rigato dalle lacrime.
<<Carlo che c’hai? Stiamo tornando a casa!>> dissi
Accostai a destra e anche Luigi si girò a guardare.
<<Siamo passati almeno quattro volte per lo stesso punto! Il barbone è sempre lì!>> disse singhiozzando, poi continuò <<C’ho provato a fare come dicevi, mi sono distratto solo un attimo, ho guardato fuori e lui era lì! Sempre lì! Per quattro, cinque volte!>>
<<Vabbè ragazzi, nemmeno nel film aveva funzionato! Ci abbiamo provato…>> Diedi un pugno sul volante facendo suonare il clacson. Tanto nessuno si sarebbe lamentato.
<<Andiamo dal barbone e vediamo se "le voci" gli hanno detto qualcosa!>> disse Luigi.
<<Andiamo! Ci arriviamo in due minuti!>> disse Carlo
Riavviai l’auto e, in meno di un minuto, ritrovai il vecchio barbone.
Scendemmo tutti dall’auto Ci avvicinammo a lui e chiedemmo di nuovo:
<< Cosa dobbiamo fare per tornare a casa?>>
<<Ti hanno detto qualcosa?>> Aggiunsi io
<<Si! Come no! Mi hanno detto un sacco di cose! >> Rispose il barbone. Poi riprese <<Ho capito anche perché sono qui!>>
<<Vabbè taglia a corto!>> disse Luigi <<Che dobbiamo fare?>>
<<Pentitevi! Vi dovete pentire!!!!>> Urlò il barbone con l’indice rivolto verso l’alto.
<<Ricordati che devi morire!! Riiiicooordati che devi morire!!>> Disse Luigi tentando di imitare il personaggio di “Non ci resta che piangere”.
<<Fai poco il cretino! Tu sei il peggiore! Dopo facciamo i conti con te!>> disse il barbone. Poi puntò il dito contro Carlo e disse <<Tu! Fai schifo! Ma come? La tua ragazza vuole arrivare vergine al matrimonio e tu? Che fai? Vai almeno una volta a settimane a puttane?>>
<<Ma come ti permetti?>> Disse Carlo <<Non sono puttane! Sono escort!>>
<<Fottono comunque!>> urlò il barbone. <<Fai schifo! Diglielo a quella poveretta!! Che poi non la vuoi nemmeno più bene! Lasciala stare! Troverà sicuramente qualcuno più degno di te!!>>
Io e Luigi ci guardavamo increduli. Carlo si guardava i piedi e faceva solo "si" con la testa.
<<Glielo dirò!>> Alzò la testa e continuò <<Ammetto di aver fatto schifo. Ho fatto schifo per più di cinque anni! E’ vero! Però, per favore, facci tornare a casa! Domani la chiamo e le spiego tutto! Promesso!>>
<<Con te ho finito…>> Guardò in alto, fece un sorriso di intesa con qualcuno, poi continuò <<Adesso tu!>> Puntò l’indice verso di me.
Istintivamente feci un passo indietro e posai la mano destra sul petto. Come se l’indice mi avesse ferito.
<<Non ti fai schifo?>> Fece una smorfia con il viso <<Stai facendo perdere un sacco di soldi ai tuoi! Loro pagano l’Università e tu fai il cretino con tutte le ragazze del corso! Fai schifo! Fai un esame all’anno giusto per non partire per il militare!>> sentenziò.
<<No! In verità la leva militare l’hanno tolta…>> dissi
<<E fai ancora più schifo!!!>> Urlò
<<In verità>> dissi <<Io vorrei fare un’altra facoltà! Giurisprudenza non mi piace per niente! Vorrei fare Biologia. Sono pure più portato…>>
<<E vai a casa e diglielo ai tuoi! Mica so’ scemi quelli??>> Urlò di nuovo.
<<In verità, adesso che c’ho quel lavoretto, ho messo qualcosa da parte…>> feci una pausa e continuai <<potrei mantenermi io gli studi a Biologia, continuando però a lavorare! Oramai c’ho un età!>>
<<Bravo!!>> l’uomo sorrise e mi diede una pacca sulla spalla fortissima.
Io mi toccai la spalla dolorante e aggiunsi: <<Poi a Biologia pure so’ fighe!>>
Il barbone caricò un pugno in direzione del mio viso e disse <<Non scherzare che ti stendo!>>
<<Scusa! Era una battuta!>> Ci mettemmo a ridere tutti. Poi il barbone puntò il dito verso Luigi ed esclamò <<Tu non ridere! Tu fai più schifo di tutti!>> Fece una smorfia di disprezzo guardandolo dalla testa ai piedi. Poi alzò la testa di scatto e lo sputò in pieno viso.
Io mi mossi verso il barbone e disse <<Ma che cazzo fai! Chi sei tu per sputarlo in faccia?>>
<<Ascolta quello che ho da dire e poi mi affronti!>> Disse il barbone. Si rivolse di nuovo verso Luigi e chiese <<Da quanto tempo non vedi tuo padre?>>
<<Coglione è morto da una vita il padre!>> disse Carlo.
<<Zitto tu!>> disse il barbone, si rivolse nuovamente verso Luigi e continuò <<Allora? Da quanto tempo non vedi tuo padre?>>
Luigi guardò prima il barbone poi me e poi Carlo, sospirò e disse <<Ragazzi, non vi ho mai detto la verità su mio padre! Tanti anni fa, quando io avevo quattro anni, mio padre fu licenziato dalla fabbrica in cui lavorava e… >> Fece una pausa, si asciugò una lacrima e continuò: <<cominciò a bere, tanto, davvero tanto! Iniziò ad essere violento. Tutto ciò per quasi un anno, poi mia madre una mattina fece cambiare la serratura dell’ingresso di casa, riempì due borse degli effetti di mio padre e attese il suo ritorno. Appena lo vide arrivare gli lanciò le due borse in strada e chiuse la finestra.
Quella notte la passai sotto al letto di casa mia, con le mani davanti alle orecchie per non sentire le urla di mia madre in casa e di mio padre fuori dalla porta.
La mattina dopo mi svegliai sul mio letto con mamma accanto. Aveva il volto rigato dalle lacrime. Appena mi svegliai lei mi abbracciò e disse “è tutto finito! Nessuno ci farà del male! Mai più”>> Luigi scoppiò a piangere e si sedette sull’asfalto.
<<E poi? Continua! Fin qui non hai nessuna colpa ragazzo!>> disse il barbone.
<<Quando poi andai alle scuole medie…>> continuò Luigi tra un singhiozzo e l’altro <<c’era un barbone, era proprio di fronte all’ingresso della scuola, dall’altra parte della strada.>> Luigi sospirò e prese il fazzolettino di carte che Carlo gli aveva dato nel frattempo, si asciugò un po’ gli occhi e continuò <<Quel barbone era mio padre! Non l’ho mai salutato, non l’ho mai degnato di uno sguardo, di un saluto…>>
<<Poi?>> Il barbone non gli dava tregua.
<<Così, per tutti i giorni della mia vita, si fece trovare davanti alla scuola media, poi davanti al liceo che frequentavo e adesso davanti all’Università!>>
<<Cioè mi stai dicendo che il barbone davanti all’Università è…>> Luigi interruppe Carlo e disse <<Si! E’ lui!>>
<<E dimmi Luigi…>> chiese il barbone <<quella volta che lo prendesti a calci solo perché si era avvicinato e ti aveva posato una mano sulla spalla?? Perché non ce lo racconti?>>
<<No!!! Non volevo! Non volevo!!!>> mentre lo diceva, si stese su un fianco e cominciò a dare pugni sull’asfalto. Pugni forti, dopo i primi pugni iniziò a rompersi le nocche ma non si fermò, fu il barbone a bloccargli il polso. <<Adesso basta!>> disse il barbone. <<Mi sembri abbastanza pentito!>> si accovacciò davanti a lui, gli prese la testa tra le mani e continuò <<Ti ho chiesto, da quanto tempo non lo vedi?>>
Luigi ci pensò un attimo e disse <<saranno un paio di mesi, si qualche mese…>> guardò Carlo per avere conferma.
Carlo disse <<Si, in effetti è qualche mese che non si vede più!>>
<<E non si vede più perché è stato molto male!>> disse il barbone <<Molto, molto male! Fino a tre giorni fa!>>
<<E adesso?>> Chiese Luigi speranzoso.
<<Adesso è morto! Da solo! Come un cane!>> Gli strinse un po’ di più la testa tra le mani e poi avvicinò il suo viso a quello di Luigi <<Lui ti voleva bene! Non ti ha mai abbandonato! Ha provato anche ad avvicinarsi e tu l’hai preso a calci! Ha provato a sorriderti a salutarti con la mano, a darti un briciolo del suo amore! Ma tu nulla! Un pezzo di ghiaccio! Che cazzo c’hai al posto del cuore?>> Gli sputò di nuovo in viso. Lo sputo si diluì subito tra le lacrime di Luigi.
Il barbone si alzò, guardò in alto, fece un sorriso e disse <<Adesso potete andare a casa! Si è pentito anche lui! Lo so!>> Si avviò verso il ciglio della strada, mentre si stava allontanando si girò di nuovo e disse <<Andate a casa, avete via libera! Non c’è mai stato nessuno tra gli alberi! E’ tardi! Guardate che ora è!>> e si allontanò dalla nostra vista.
Io alzai il braccio destro e vidi che la lancetta dei secondi aveva ricominciato a camminare. Dovevano essere le 3 e 41 minuti circa.
Carlo controllò il suo smartphone e disse <<Si! Ce ne possiamo andare! 3 e 41.. 42 adesso!!>>
Aiutammo Luigi ad alzarsi dall’asfalto, lo facemmo accomodare in macchina ed io lo aiutai a mettere la cintura di sicurezza.
Non dicemmo nemmeno una parola per tutto il tragitto.
Accompagnai prima Carlo a casa. Poi Luigi che volle salire a casa con le proprie gambe. Aspettai qualche minuto sotto casa sua. Non accadde nulla finchè non mi arrivò un messaggio su Whatsapp. Era proprio Luigi che diceva “Puoi andare! Qui va tutto bene! Grazie!”.
Rimisi in moto la macchina e in cinque minuti arrivai a casa. Parcheggiai la macchina nel box.
Salii in ascensore, mi guardai per tutto il tempo nello specchio, non avevo una bella cera, ero stanco come se non avessi dormito per tre giorni. L’ascensore arrivò al piano. Uscii e cercai le chiavi di casa, Le trovai, ma prima che potessi infilarle nella serratura la porta si aprì. Era mio padre in pigiama. Disse <<Ti ho sentito arrivare. Che ci vuoi fare? Stanotte fa troppo caldo! Non riesco a chiudere occhio!>> io sorrisi, feci per entrare e lo abbracciai forte! Non so da quanto tempo non facevo questo gesto. Lui rimase un po’ stupito, poi mi abbracciò anche lui e disse <<Che è successo figliolo?>>
<<Niente!>> dissi. Gli scompigliai con la mano quei pochi capelli che gli restavano e aggiunsi <<volevo solo dirti che… ti voglio bene!>>.

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