Alla nostra età non è che possiamo definirci proprio utili alla società. Ho settantadue anni, un viso da nonno, una pensione da nonno ma non sono nonno. Eh no, i miei figli ancora non mi hanno regalato questa gioia! Anche se, tutto sommato, in questo modo ho più tempo per me, per mia moglie e per i miei amici, almeno per quelli che sono ancora in buona salute come me.
Però non sono proprio del tutto inutile per i miei figli, oltre all’affetto e a qualche piccolo aiuto economico c’è sempre qualcosa da fare per loro. Questa mattina, per esempio, devo pagare delle bollette arretrate di Franco e spedire un piccolo pacchetto per Sandra, la moglie. Sono già in fila da una mezz’oretta, ma, a quanto pare, la fila è abbastanza lunga e la cassiera non è troppo veloce.
La fila alle poste è sì noiosa, ma, come accade per i mezzi pubblici, diventa sempre un ritrovo di personalità davvero eccentriche. La prima che ho notato fin da subito è la signora seduta alla mia destra: penso abbia meno di cinquanta anni, tondetta e prosperosa, vestita un po’ troppo succinta ed una gonna davvero troppo corta. Con i suoi movimenti si potrebbe tarare un metronomo. Alza lo sguardo, fa un piccolo sbuffo, abbassa lo sguardo sulle gambe, afferra il bordo della gonna, lo tira giù e ricomincia! Alza lo sguardo, fa un piccolo sbuffo e così via…
Accanto a lei invece c’è Armando, una delle persone più anziane del quartiere, un vecchietto simpatico e con la battuta sempre pronta. In questo momento è molto indaffarato ad esaminare ogni centimetro delle gambe della signora con particolare attenzione alla parte confinante con la gonna. Il suo respiro e il sorriso vanno a tempo con i movimenti ciclici della signora.
Più avanti nella fila, ci sono le solite persone che si lamentano di tutto il creato e quello ancora da creare. Per loro, la causa di tutti i mali, è attribuibile sempre ad un personaggio politico o all’entità divina che non chiama quest’ultimo al suo fianco nel regno dei celi.
A questi personaggi abbastanza comuni, quasi necessari, alla vita quotidiana di un normale ufficio postale, c’è da aggiungere l’immancabile uomo-dinamite. Gli uomini-dinamite sono quelle persone che passano la propria esistenza alla ricerca di una buona scintilla che possa farli esplodere di rabbia. La loro ricerca è lunga ed estenuante e la rabbia aumenta col passare del tempo di ricerca. Questa volta sono stato davvero sfortunato, l’uomo-dinamite è proprio davanti a me!
Adesso la fila avanza leggermente, il viso soddisfatto di una signora che ha terminato i pagamenti abbandona l’ufficio postale e al suo posto arriva un ragazzo di una trentina d’anni. Il ricambio generazionale si vede quasi subito: il ragazzo, elegante e perfettamente pettinato sta parlando al cellulare in maniera frenetica. Sta provando a mantenere un certo decoro parlando a bassa voce e guardando con un’aria rassegnata tutti i visi che incontra.
Sta per chiudere la telefonata, sento un veloce <<Si, si, ho capito. Ciao! A dopo! Ciao! Si, si! Come no! Ciao! Già ci siamo salutati! Devo andare! Ciao!>> Fa una brevissima pausa, con un gesto veloce del dito chiude la comunicazione, guarda in un punto imprecisato del soffitto ed esclama <<Gesù Cristo…>>.
Il ragazzo fa il classico gesto di spalle e braccia per sistemarsi la giacca addosso, quel tipico gesto che poi non sistema nulla. Si guarda attorno e poi chiede <<Chi è l’ultimo?>>. A questa domanda, di solito inutile, ci sono sempre varie reazioni: quelli più stupidi rispondono sempre <<Sei tu l’ultimo!>> guardandosi attorno in cerca di sorrisi e consensi che non arrivano quasi mai. L’onnipresente uomo-dinamite impreca e si innervosisce ancor di più. Qualcuno borbotta e Armando approfitta della distrazione della signora per osservarne un po’ più da vicino le gambe.
Qualche persona di buon cuore e con la voglia di parlare leggermente più alta della media, suggerisce: <<Giovanotto, dovrebbe prendere il numero lì>> indicando il distributore automatico di ticket. Il ragazzo prende il numero, lo confronta con i display luminosi posizionati sulle casse ed esclama nuovamente <<Gesù Cristo…>>.
Quando la questione “numero” si conclude, tutti tornano a guardare avanti. Tutti tranne Armando sempre concentrato sulle gambe della signora.
La fila avanza di un passo e un’altra persona abbandona l’ufficio.
Dietro di me sento ancora uno strano vociare, e poco dopo scopro che l’ultimo arrivato sta provando a fare quella che amo chiamare “La scalata”!
La scalata è quello stratagemma pericoloso e poco efficiente in cui, il personaggio di turno, con una scusa che va dall’appena credibile all’incredibile, chiede al suo predecessore nella fila di cedergli il posto. Tale scalata, di solito, si ferma subito o, nel migliore dei casi, si blocca al primo uomo-dinamite. Si narra che, nel lontano 8 Giugno del 1972, un temerario uomo della provincia di Napoli riuscì a saltare una fila di 88 persone e 6 uomini-dinamite. Nell’anno successivo, molti cittadini decisero di indire una petizione per posizionare una statua di bronzo che raffigurava questo eroe davanti alla posta centrale di Napoli a piazza Matteotti.
La scalata del giovanotto era relativamente veloce e silenziosa, la scusa utilizzata doveva essere davvero convincente e credibile. A poco a poco, il ragazzo si avvicina a me, riesco a carpire spezzoni di frase come <<…la mia ex…>>, <<…la nonna…>>, <<…non posso mancare!>> ecc.
Tali parole arrivano anche alle orecchie dell’uomo-dinamite davanti a me. Quest’ultimo inizia a battere la punta del piede destro a terra e a sbuffare più forte del solito.
Dopo qualche istante, il ragazzo “scalatore” arriva a me:
<<Mi scusi signore…>>
mi volto a guardarlo e rispondo <<Mi dica giovanotto…>>
<<eh, niente… le volevo chiedere se per cortesia… lei poteva… sarò velocissimo, è un solo bollettino postale e… sempre per cortesia, se è così gentile da farmi passare e pagare questo bollettino…>> il ragazzo fa uno sguardo implorante e a mani giunte, accenna quasi ad inginocchiarsi. Poi continua <<… sa, ieri la mia ragazza mi ha mollato e adesso ho saputo che sua nonna sta molto male! Sa, vorrei andarla a trovare prima che sia troppo tardi! Eravamo molto uniti! L’amavo…>> il ragazzo a questo punto incespica un po’ con le parole e si corregge <<… cioè amavo la nipote, non lei! Però… le voglio molto bene! Per favore!>>
Sto per accettare ma, togliendomi le parole di bocca, interviene l’uomo dinamite:
<<Quarantadue! Sei riuscito a saltare quarantadue persone!!!! Le ho contate ad una ad una! Ma non mi salterai mai! Devi passare sul mio cadavere!!!! Ringrazia tutte queste pecore che ti hanno fatto passare, ma da qui non passerai mai!!! MAI!!!!!>>
L’uomo-dinamite finisce la sua arringa e rimane a fissare il ragazzo. Il povero giovanotto, si guarda un po’ attorno imbarazzato e dice:
<<Ok, allora rimango dietro di lei! Non si arrabbi troppo. Grazie lo stesso.>>
Quindi, tutto torna alla normalità. Il giovanotto senza il mio consenso esplicito si piazza tra me e l’uomo-dinamite attendendo il suo turno.
Dopo circa dieci minuti arriva il turno dell’uomo-dinamite, che, dopo aver elencato tutti i difetti dell’ufficio e, dopo aver chiesto più volte di parlare col direttore per un motivo non meglio specificato, decide di porgere il blocco di bollettini da pagare.
L’operazione dura pochi minuti e molte imprecazioni, poi, l’uomo-dinamite esce anche lui soddisfato ma non sorridente dall’ufficio.
Il giovanotto, si gira verso di me e dice: <<Allora posso? Grazie mille!>> Non attende il mio consenso e si avvicina alla cassiera. Le consegna dei bollettini che nel frattempo si sono magicamente moltiplicati e, assumendo una posa plastica alla James Dean, comincia a fare occhiate languide all’avvenente cassiera.
La cassiera ricambia lo sguardo ma con un’espressione rassegnata, e dice:
<<Mi dispiace, ma deve attendere! Abbiamo un problema alla rete e non possiamo procedere con i pagamenti!!>>
Tutti cadiamo nel più profondo sconforto, tranne Armando che adesso ammira le gambe accavallate della rassegnata signora!
Il giovanotto inizia ad implorare la cassiera a far di tutto per ripristinare la rete:
<<La prego, è importantissimo! Quanto tempo pensa che ci voglia per sbloccare il tutto?>>
<<Non ne ho idea signore!>> risponde la cassiera.
<<Senta>> continua il giovanotto, <<le prometto che se tra dieci minuti io sarò fuori di qui coi bollettini pagati, allora stasera la porto fuori a cena nel miglior ristorante di Napoli!!>>
Il ragazzo strappa una risata sincera e leggermente imbarazzata alla cassiera, che risponde:
<<Così, su due piedi? Non so nemmeno il suo nome!>>
<<Non è vero!>> dice il ragazzo <<E’ scritto su tutti i bollettini! E…>> prende qualche istante di tempo e poi continua <<attenda due minuti qui! Tanto la rete non sembra tornare!!>>
Il ragazzo si fionda verso l’uscita dell’ufficio lasciando tutti a bocca aperta.
Passano pochi istanti e rientra in ufficio con un bouquet di rose rosse che porge alla cassiera tra gli applausi scroscianti dell’ufficio intero, Armando compreso!
La cassiera nell’imbarazzo totale prende il bouquet e dice:
<<ok, penso di poter accettare il tuo invito, anche perché la rete sembra tornata!>>
Qualche minuto dopo, esco anche io dall’ufficio postale!
Rientro a casa con un gran bel sorriso e un bouquet di fiori da campo da donare a mia miglie! Ci metto un po’ a spiegarle che non ho nulla da farmi perdonare ma che è solo un semplice gesto di affetto nei suoi confronti!
Ma, dopotutto, con le parole sono sempre stato abbastanza bravo, anche se non sarò mai così bravo come fui in quel lontano 8 Giugno del ’72!!
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