Non ho mai conosciuto il suo nome


Piccolo racconto che mi è venuto in mente mentre ascoltavo una bella canzone di un po’ di anni fa: “Never Knew Your Name” dei Madness

6:00 del pomeriggio di un giorno come tanti altri, mi sto recando in piscina a fare una bella nuotata. Come ogni volta, per scaramanzia, penso che neanche oggi affogherò! Lo so, è una cosa stupida, ma lo faccio, e fino ad oggi ha funzionato!

La piscina non è troppo vicina a casa, ma faccio comunque volentieri il percorso a piedi, è un modo per riscaldarmi un po’ e anche per riflettere su qualcosa che semmai è accaduto durante la giornata.

Oggi non c’è molto su cui riflettere e sono anche abbastanza spensierato. Così mi ritrovo a guardare qualche vetrina, qualche affare e, perché no? Qualche bella ragazza che passa!

Però oggi non c’è troppo movimento, per strada non c’è molta gente e le vetrine sono sempre le stesse dall’inizio dell’estate.

Poi i miei occhi trovano lei. E’ ferma al centro del marciapiede, con lo sguardo cerca qualcosa sui muri del palazzo alla sua sinistra. Fa qualche passo indietro per osservare meglio. Ha dei capelli lunghissimi che gli arrivano alla vita, un fisico abbastanza esile ma con curve molto armoniose.

La sua ricerca non sembra affatto terminata, anzi dallo sguardo capisco che è rimasta anche delusa dai risultati. Oramai sono a pochi passi da lei, anche se non ci vedo benissimo da lontano, posso solo confermare che è molto carina. Lei si gira di scatto e ci ritroviamo occhi negli occhi. E che occhi!!! Definirli solo azzurri sarebbe un vero peccato. Non sono troppo bravo a descrivere i tratti somatici di una persona, e capisco che alcuni aspetti possono risultare del tutto soggettivi, ma quel colore e quella limpidezza non sono affatto usuali.

Non sembra di origini italiane e qualche istante dopo ne ho la conferma.

Mi si para davanti quasi per bloccarmi il passaggio e mi dice:

<<Chiedo scusa, puoi aiutarmi?>>

Dall’accento capisco che la ragazza deve essere russa o comunque di qualche paese dell’ex unione sovietica.

Di solito, provo sempre a dare un aiuto a chi lo cerca, questa volta l’idea di dire qualcosa del tipo “No, scusami, vado di fretta!” non si è nemmeno palesata nella mia mente. Chissà perché?!

<<Si , dimmi…>> rispondo con cortesia. Mi ritrovo automaticamente a parlare piano e a scandire bene le parole per mettere a mio agio la ragazza straniera.

<<Sto cercando questa strada…>> e con un po’ di difficoltà, sfila dalla tasca del pantaloncino aderente, un foglietto di carta piegato in due.

Lei lo apre e me lo mostra: c’è scritto “Corso Italia 20 – Mugnano”

<<Ah ok a Mugnano…>> utilizzo un tono pacato per tranquillizzarla ma poi mi tradisco: <<però qui non siamo a Mugnano!>>

Lei si porta le mani al viso ed esclama qualcosa di incomprensibile nella sua lingua.

Di istinto le poggio una mano sulla spalla come per consolarla e poi dico <<No! Non ti preoccupare! Non è lontano, è solo che qui siamo in un altro paese!>> Maledetto me e le mie inutili precisazioni di tipo geopolitico!

Lei sembra calmarsi un po’, io sfilo il cellulare dalla mia tasca e inizio ad armeggiare con l’applicazione del navigatore.

<<Ecco, qui dice 1 Chilometro e 600 metri!>> Provo a rassicurarla mostrandole il display del cellulare.  <<Come ti dicevo non è troppo lontano!>>

Le torna il sorriso. Ma quanto è bella?! <<Grazie!>> Mi abbraccia, poi sempre tenendo le braccia dietro al collo come in un lento, mi chiede <<Puoi accompagnarmi per favore? Il mio telefono è scarico da un bel po’ di tempo!>>

Posso mai dire di no ad una ragazza così? Abbasso lo sguardo verso la borsa che ho a tracolla e, con una faccia un po’ rassegnata a cui non crederebbe nemmeno un bambino appena nato, dico: <<In realtà stavo andando in piscina… però, in effetti…>> alzo gli occhi verso di lei, e continuo <<Andiamo! In piscina vado dopo!!>>

Lei non dice nulla, strizza solo l’occhio e indicando la strada da cui provengo, chiede <<Di là?>>

Cominciamo male. <<No! Dall’altra parte, vieni!>>

Così ci incamminiamo verso la sua meta.

<<Da dove vieni?> chiedo e anticipandola un po’ continuo <<Parli molto bene, ma scommetto che non sei di qui!>

<<Si, da Estonia. Ma papà è italiano! Di Milano!>

Ecco, allora di sicuro assomiglia più alla madre!

<<E come mai sei qui?>>

<<Per lavoro, giro molto! Sono modella!>> Ecco, su questo non avevo troppi dubbi! Se non è modella lei, allora chi avrebbe potuto fare un lavoro così?

<<E come mai ti trovi qui adesso?>>

<<Devo fare un… >> fa una piccola smorfia col viso e poi continua, <<Non voglio usare i termini tecnici, non mi va di annoiarti! Comunque: foto con i vestiti da sposa!>>

<<Ah, bello… aspetta un attimo, qui ci conviene attraversare la strada>>

Qualche istante dopo si ferma un’auto per farci passare, alla guida c’è un ragazzo che indossa degli occhiali da sole.

Ci lascia attraversare, anche se non riesco a guardare il ragazzo negli occhi, sono sicuro che sta guardando il fondoschiena della ragazza al mio fianco. L’espressione stupita della parte visibile del viso ne è la conferma!

<<E tu? Invece che fai? Sei nuotatore professionista?>> Chiede lei.

<<No, no! Professionista no!>> mi viene quasi da ridere. <<Grazie per il complimento, ma lo faccio solo per tenermi un po’ in forma!>>

Lei sorride e… nulla! Lei riesce a sorridere con tutto il volto. E’ davvero bellissima! Può sembrare un cliché: una modella molto bella, ma non è così! C’è qualcosa di particolare nei suoi occhi, non so bene cosa, ma sono magnetici! Osservando i suoi occhi, mi vengono in mente delle macchinine giocattolo che ebbero un certo successo quando ero piccolo: guardando attraverso il piccolo tettuccio si poteva scoprire un mondo pieno di piccolissimi dettagli. Così sono i suoi occhi, al loro interno c’è un piccolo universo con delle galassie, tantissime stelle lucenti e un bel po’ di vita.

Giriamo a sinistra per imboccare un’altra strada.

<<E quindi? Che fai oltre ad andare in piscina?>> Chiede lei.

<<Mah, nulla di avvincente! Lavoro per un’azienda che offre servizi informatici…>> Rispondo senza troppa enfasi.

<<Ah! Sei un nerd?!>> Ribatte subito lei.

Ecco, lo sapevo! Basta vedere una persona con gli occhiali e che nomina la parole “informatica” e subito viene etichettato come nerd! Perché??

<<Ti sembro nerd?>> chiedo.

<<Mmm, non troppo! anzi sei anche carino! Ma non volevo offenderti!>> Risponde lei dolcemente.

<<Ma non mi sono offeso!>> Qui mento spudoratamente! Non ho mai sopportato i nerd. <<Chiedevo solo…>>

Per cambiare un po’ argomento controllo un po’ il telefono e dico: <<Siamo quasi arrivati, mancano 500 metri!>>

Lei controlla l’orologio da polso e dice <<Già sono in forte ritardo!>>

Manca davvero poco alla meta. Le chiedo <<Ti trattieni qui per qualche tempo?>>

<<No! Domani mattina devo già andare via!>> Risponde lei con un po’ di rammarico.

Ecco, forse sarebbe stato meglio andare ad affogare in piscina.

<<Così presto?>> Provo a chiedere, ma le mie parole vengono coperte dal forte suono del clacson di una macchina che si è accostata a noi.

<<E’ Claudio! Il fotografo!>> Esclama lei. <<Scusami devo andare!>> Si avvicina all’auto, apre lo sportello anteriore del passeggero. Esita un attimo, si volta verso di me, corre, mi abbraccia e mi stampa un bel bacio sulle labbra.

Poi dice <<Grazie davvero! Sei stato davvero molto carino!!>> Si allontana da me ed entra in macchina.

Mentre l’auto si allontana, lei mi saluta con la mano. Non so se è una mia impressione, ma vedo un velo di tristezza nei suoi occhi, come se qualche stella al suo interno sia morta portando con se miliardi di piccole vite.

Adesso non mi rimane che provare a non affogare in piscina!

So che non rivedrò mai più quella ragazza e non ho mai conosciuto il suo nome.