Riflessioni di un ragazzo in fila per il nuovo supertelefono


6:00 in punto del mattino, arrivo con passo svelto davanti al negozio, non sono il primo! Ci sono già un centinaio di ragazzi infreddoliti. Le porte del negozio sono ancora chiuse ma già ci sono delle transenne per far si che la fila sia ordinata. Mi metto in fila, chiedo informazioni sull’orario di apertura ai ragazzi che si trovano avanti a me. Con la mia domanda spezzo il silenzio nella fila, un pò mi dispiace anche, però si è girata anche una ragazza che si trova a metà fila, quanto è bella, mi ha anche sorriso! Va bene, mi metto l’animo in pace, devo aspettare al minimo due ore, non posso avanzare nella fila, non posso affiancarmi e chiacchierare con la bella ragazza, attendo. Dietro di me arrivano altre persone, ragazzi, ragazze, persone adulte, casalinghe che hanno sfoggiato il vestito nuovo per l’evento. Li guardo con l’aria del privilegiato! Sorrido quasi divertito. Poi mi rigiro a guardare avanti a me e il sorriso mi si spegne. Oggi la giornata sarà lunga, ma alla fine avrò il mio supertelefono. Mi dispiace per il precedente, mi ci ero affezionato. Mi ficco le mani in tasca un pò per il freddo e un pò per accarezzare il supertelefono precedente.

7:00 del mattino, la fila dietro di me è molto lunga, la gente inizia a svegliarsi anche qui. Si sente chiacchierare, la maggior parte della gente parla delle nuove potenzialità del supertelefono, parlo anche io con dei ragazzi che stanno intorno a me, mi raccontano delle nuove funzionalità, alcune che già conoscevo, alcune inventate, alcune davvero fantascientifiche, molte inutili ma simpatiche, poche utili, però sono sempre funzionalità aggiuntive al telefono che ho in tasca! Cavolo l’ho già declassato a telefono! Fino a poche ore fa era ancora ‘il mio supertelefono’!

7:30 del mattino, sento una voce al di fuori del coro, e il ragazzo che distribuisce i giornali gratuiti. Non c’è miglior modo di sbarazzarsi dei giornali che quello di darlo a tutte le persone che stanno in fila. Così avanza, partendo dall’ultimo della fila, dopo un paio di minuti arriva a me, prendo il giornale quasi come se fosse un’azione automatica, poi penso che potrei guardare le notizie aggiornate sul mio telefono! Va bene, per questa volta mi limiterò a sfogliare le pagine di un classico giornale. Alzo lo sguardo tentanto di rivedere la ragazza che stava a metà fila. Si è là, proprio in questo momento riceve anche lei la copia del giornale, ringrazia il ragazzo e si volta giusto un istante. Mi ha guardato? Si l’ha fatto! O almeno così mi sembra. Inizio a leggere la copertina del giornale che ho ricevuto dal ragazzo che non ho neanche ringraziato come ha fatto la ragazza. Il titolo della prima pagina urla l’aumento della crisi mondiale, che noia sempre le solite cose. Passo alla notizia successiva, le famiglie sono sempre più povere! Alzo lo sguardo, osservo i visi dietro di me, nessuno mi sembra molto preoccupato, anzi mi sembrano quasi tutti entusiasti di spendere quasi mille Euro per il supertelefono; se c’è la crisi non è qui! Oppure c’è? Mi accorgo proprio in questo istante che al di là della transenna c’è una signora di media età che accompagna il proprio bambino a scuola. Noto una certa differenza nell’abbigliamento, il bambino ha la cartella del Napoli e la maglia dei Power Rangers, roba non proprio costosissima ma nemmeno tanto economica; la madre invece mi sembra che appartenga ad un’altra famiglia, abbastanza più povera, ma riesce a portare comunque i suoi abiti con una certa eleganza. Il viso della madre è però stanco e pensieroso. Passano oltre sempre costeggiando la fila e il bambino punta il suo piccolo indice in un punto imprecisato della fila, chiede qualcosa alla madre, lei risponde “Sono qui per il nuovo telefono!” e dà un leggero strattone al braccio del figlio per farlo proseguire. Il figlio punta i suoi piedi per terra e dice “Perchè non regaliamo anche noi un supertelefono a papà? Il suo è vecchio!”. Il viso della madre si incupisce un pò, lei si accovaccia di fronte la suo figlioletto e quasi sussurrando dice “Perchè devi andare a scuola e poi questo costa tanto!” così si alza, guarda negli occhi tutti quelli che avevano assistito alla scena e con lo sguardo chiede scusa a noi. Molto probabilmente la signora non poteva permettersi di regalare il supertelefono al marito, la maggior parte delle sue spese erano per mandare avanti la famiglia, per mandare a scuola suo figlio, per vestirlo in maniera adeguata. Ma non si doveva scusare con nessuno! Io ad esempio sono qui perchè oggi non avevo tanto da fare, è sabato. Poi se non lo compro oggi poi chissà quando lo ritrovo in commercio. Per me non costa tantissimo, poi ammortizzo il costo con la vendita del vecchio telefono. Sicuramente la signora non l’avrebbe chiamato ‘vecchio telefono’, però quando esce una nuova versione automaticamente la precedente diventa vecchia! O no? Beh comunque non c’è modo di sapere la signora come l’avrebbe pensata, lei si sta allontanando a passo sostenuto col bambino nella mano destra.

7:30 finisco di leggere il giornale, sempre i soliti guai. A proposito, c’era anche un articoletto sul nuovo supertelefono, niente di particolare però, elencava le nuove funzionalità, ma non entrava nello specifico. Non so chi l’abbia scritto ma a mio avviso era scritto male, gli si dava troppa poca importanza. Cerco di camminare un pò sul posto per sgranchirmi le gambe. Fa meno freddo di prima, però sono quasi due ore che sono fermo qui. Noto sui visi della gente i primi segni di impazienza.

ore 8:00, la fila sembra infinita dietro di me! Oramai non ho neanche tanto spazio attorno a me, ci stiamo accalcando mentre il negozio è ancora chiuso. Poco fa sono apparse delle guardie giurate per mantenere l’ordine, non c’è molto da fare per loro, però comunque la cosa è rassicurante.
La vita in città è aumentata notevolmente, molti passano e ci guardano un pò divertiti e un pò stupiti. Le persone più anziane sono quelle che ci guardano con più disprezzo. Sento un vecchietto che dice all’amico “Una volta le file si facevano per il pane, non per queste cose!”. Un’altro chiede ad un ragazzo “Giovanotto ma è la fila per lavorare al negozio? Pagano bene?” Non ho afferrato la risposta del ragazzo ma dallo sguardo del vecchietto ho capito che gli aveva detto la verità. In fondo in fondo perchè sono qui? Il telefono già ce l’ho! Certo senza tutte quelle funzioni nuove! I soldi per comprarlo li ho guadagnati onestamente e poi mi piace stare al passo con la tecnologia! Ricordo ancora il mio primo supertelefono, certo oggi sarebbe quasi imbarazzante, era lento, il touch screen non era così preciso, la fotocamenra era a bassa risoluzione, e tanti altri piccoli difetti che oggi sono storia passata. Che strano parlo di “storia passata” per un oggetto che ha solo quattro anni!! Però nel frattempo sono usciti tanti modelli nuovi! L’idea di tornarmene a casa non mi passa nemmeno per la testa! O si? In realtà per pensare che ‘non mi è nemmeno passata per la testa’ significa che l’ho pensato!! Ma no! Tra poco il negozio aprirà e… io sarò qui ad aspettare che mi facciano entrare! Se mi va bene per le 9:30 sarò dentro!

Ore 8:05 si è alzato un brusio ininterrotto, tra una ventina di minuti dovrebbero aprire le porte del negozio! C’è uno scambio di messaggi fatti di sguardi e intese tra la guardia giurata all’inizio della fila e una persona invisibile all’interno del negozio. La folla dietro di me inizia inutilmente a spingere. Tutta l’attenzione è rivolta alla testa della file, io in realtà guardo anche la ragazza, quel poco che è visibile.
La nostra attenzione viene distolta dalla fila quando sentiamo una ragazza gridare dall’altra parte della strada! Ci giriamo quasi tutti all’unisono, come dei soldati ad una parata militare. Vediamo un ragazzo correre con qualcosa in mano e la ragazza con la faccia rigata dalle lacrime che indica con una mano il ragazzo e tenta di raggiungerlo correndo. Il capo delle guardie giurate dice qualcosa ai suoi ed alcuni corrono verso il ragazzo mentre un altro ci intima di stare calmi e che è tutto sotto controllo. Il ladro, a questo punto solo un ladro poteva essere, attraversa di corsa l’incrocio dribblando una macchina e continua a correre sul marciapiede di fronte. La ragazza prende coraggio e inizia a correre davvero veloce, dietro di lei alcune guardie giurate. La ragazza non è così fortunata come il ladro, appena mette piede al centro della strada si alza un urlo spaventoso dalla fila che va a coprire lo stridio di una frenata, il corpo della ragazza viene sbalzato in aria a causa dell’impatto con la macchina. Una guardia giurata corre all’incrocio della strada seguendo con lo sguardo la traiettoria compiuta dalla ragazza nell’aria, mentre una seconda guardia giurata si inginocchia in strada e porta le mani al viso coprendo la tragica scena ai suoi occhi.
Dopo pochi minuti arriva l’ambulanza che porta via la ragazza, la città torna lentamente alla normalità. Iniziano ad arrivare notizie sull’accaduto, pare che alla ragazza abbiano rubato qualcosa di importante, chi dice che sia un bracciale, chi un semplice telefono cellulare, chi dice che addirittura sia un supertelefono.

ore 8:30 le porte del negozio si aprono! Fanno entrare le prime dieci persone, un ragazzo tra i pochi fortunati si gira anche sul secondo scalino e ci saluta con un sorriso beffardo. Cominciano a piovere i fischi da tutta la fila. Cavolo solo dieci alla volta? La previsione di entrare per le 9:30 era diventata troppo ottimistica. Aspetto, ancora convinto sempre di più ad acquistare il supertelefono. Ma le immagini della ragazza sbalzata in aria non riescono ad andare via dalla mia testa.

ore 9:10 sono entrate già una quarantina di persone da quando si è aperto il negozio e una trentina ne sono uscite trionfanti col supertelefono in mano tra i fischi, gli applausi e l’invidia di noi in fila. Quasi sicuramente il prossimo turno sarebbe stato quello della ragazza che avevo notato, la ragazza o almeno quello che vedevo della ragazza iniziava ad avere qualcosa di familiare.
Vengo tirato per la manica del cappotto da una piccola mano, era un bambino straniero di una decina d’anni, aveva nell’altra mano un grosso mazzo di rose rosse. Mi dice “La prendi una rosa per la tua ragazza?” Come un cretino rispondo “Non ho soldi!”. Lui sorride e dice “E come lo compri l’ aifot?”.
“Che cosa?” chiedo io? “L’aifot, il supertelefono!” dice lui. A quel punto ci penso un attimo e dico “Guarda in realtà i soldi li ho, ma non ho la ragazza” anche se mi sarebbe piaciuto molto donare una rosa alla ragazza che adesso si trovava in prima fila! “Allora mi dai qualcosa di soldi? Perchè ho tanta fame!” a quel punto il sorriso del bambino cambia in una smorfia di tristezza, penso che sia un ottimo attore. Oppure era davvero tristezza e fame quella che vedevo sul suo volto? Il ragazzetto era abbastanza magro, non mi sembrava neanche sanissimo. Così mi convinco a donare qualcosa al bambino, ricordavo di avere due monete da 2€ in tasca, rovisto le tasche, tocco il supertelefono che ho già, nell’altra tasca trovo le monete e le porgo al bambino. Lui mi vuole dare quattro rose, ma io dico che non le voglio. Poi riesco a contrattare per una sola rosa! In quel momento vengo spinto da dietro e un ragazzo mi dice “Ehi vuoi passare avanti? Non vedi che la fila avanza? Lascia stare sto morto di fame!”.
Riesco a girarmi spintonando un pò a destra e un pò a sinistra e mi trovo di fronte il grande genio che mi aveva parlato pochi istanti fa. Esclamo “Scusa, ma ti sembra bello quello che hai detto al bambino?”. Lui non curante della situazione mi dice “Guarda che io l’avevo con te, con quello stronzetto neanche ci parlo!”. Io innervosito ribatto “Guarda che qui c’è solo uno stronzo e quello sei tu!” Di lì a poco non capisco un granchè, vengo spintonato, la folla spinge, qualcuno scalcia finchè non sento che qualcuno toglie la transenna dalle mie spalle. Era una guardia giurata che prende me e l’altro ragazzo per le braccia e dice “O vi calmate o vi porto tutti e due al commissariato!”. L’altro ragazzo subito si scrolla le mani di dosso e rientra nella fila io invece dico “Guardi capo in realtà io stavo tentando di uscire dalla fila perchè mi ero stancato e volevo tornarmene a casa!”. La guardia giurata mi guarda con uno sguardo che dice ‘non credo ad una parola di quello che mi stai dicendo!’ però mi lascia il braccio e dice “Allora vai e non farti vedere più in giro!”.

ore 9:20, sono quasi a casa, mi sento tranquillo e sollevato. Sono libero di camminare in tutte le direzioni ed ho comunque un supertelefono! Certo non è proprio l’ultimo modello ma fa tante cose divertenti, anche se in fondo in fondo sono tutte inutili! Metto le mani in tasca per prendere le chiavi di casa e mi accorgo che già ho qualcosa in mano. Ho la rosa, certo un pò malconcia. Però è sempre una rosa. Così la porto con attenzione nell’altra mano e con quella libera prendo le chiavi ed entro in casa.

ore 9:25, metto la rosa in un vaso con l’acqua e lo metto a centro tavola. Poi prendo le chiavi e vado ad infilarle nel solito cassetto. Per una strana coincidenza apro il cassetto e guardo all’interno, ci trovo un vecchio telefono cellulare, era da anni che non l’utilizzavo! Quasi sicuramente funzionava ancora. Lo rigiro nelle mani e alcuni ricordi legati a quel telefono iniziano a venire a galla. Che bello! Un pò grande ma sempre bello! Un telefono con tanti tasti! Con questo ci vivevo! E lo facevo benissimo. Facevo tutte le cose che si potevano fare con un telefono di oggi! Telefonavo, ricevevo le telefonate, mandavo e ricevevo messaggi e qualche volta facevo anche delle fotografie! Ma quindi… a che serve il supertelefono???? Boh? Quasi quasi me lo vendo e ci faccio un pò di soldi! Ci devo pensare…
Ma per ora vado a cercare il vecchio carica batterie!!!

P.S.
La ragazza della fila purtroppo non l’ho più rivista.
Ho rivisto per strada il bambino che vendeva le rose, mi ha salutato ed aveva un gran sorriso!
La rosa è appassita dopo pochi giorni.
Il supertelefono l’ho venduto ad un buon prezzo.
La ragazza che ha avuto l’incidente ora sta abbastanza bene…
…e come me adesso ha un telefono cellulare di vecchia generazione!!

Incontri ravvicinati a Napoli


Facendo un giretto in rete ho trovato molte testimonianze sui cosiddetti “incontri ravvicinati” con alieni o strane creature che sembravano provenire da altri pianeti.

Purtroppo con l’avvento della tecnologia digitale non è molto complesso creare un video “credibile” in cui è visibile un alieno o un UFO, ma io mi chiedo:

  • come mai quando si riprende con una videocamera un alieno o un UFO, le condizioni di visibilità sono sempre scarse e la videocamera non è mai delle migliori?
  • Perchè quando accade una cosa così strana qualcuno ha sempre una videocamera a portata di mano?

Io sono abbastanza scettico in merito, però mi immagino un ipotetico incontro “ufficiale” con gli alieni; film quali Mars Attacks! , Indipendence Day, Ultimatum alla Terra ecc… ci hanno dato un’idea, spesso catastrofica, di come si possano svolgere i fatti; ma io tenterò di andare oltre ambientando questo incontro in una località diversa da New York : Napoli!

N.B. è possibile leggere una traduzione delle frasi in napoletano fermando il cursore del mouse sulla frase desiderata!

Napoli giovedì 18/09/2010 Piazza Garibaldi ore 3:00 circa

I bus sono tornati ai vari depositi della città, la piazza è quasi vuota, rimane solo qualche extracomunitario, qualche senza tetto, qualche prostituta e qualche cliente di quest’ultima che si ferma. Al centro del piazzale riservato ai bus appare una strana luce rossastra. Quasi nessuno se ne accorge, fin quando, la luce diventa più intensa e si sente un fortissimo calore nei paraggi.

Napoli giovedì 18/09/2010 Piazza Garibaldi ore 3:15 circa

Sull’asfalto consumato del piazzale appaiono delle grandi linee bianche, all’apparenza senza senso. Qualcuno avverte le guardie giurate della vicina stazione FS.

Napoli giovedì 18/09/2010 Piazza Garibaldi ore 3:18 circa

Arrivano le forze dell’ordine sul luogo, si inizia ad interrogare le persone presenti sul luogo. Logicamente nessuno ha visto niente!

Comunque con l’ausilio di un elicottero si riesce a decifrare il messaggio scritto in un italiano stentato: “oggi piaza plebicito ore 12”

Giovedì 18/09/2010 ore 7:30 circa

Qualcuno pensa sia stato un burlone, qualcuno ci crede, qualcuno non se ne frega proprio e qualcuno pensa che il messaggio sia stato scritto correttamente… comunque la notizia rimbalza velocemente su tutti i telegiornali e tutti i giornali del mondo.

Governi si interrogano sul da farsi, forze militari si preparano a tutte le evenienze, inizia il caos tra gli abitanti della Terra, ma Napoli e tranquilla!

Napoli giovedì 18/09/2010 Piazza Plebiscito ore 9-11:30

Le strade limitrofe alla piazza sono gremite di gente proveniente da tutto il mondo, l’esercito ha creato una zona d’atterraggio al centro della piazza, limita l’accesso alle persone. Elicotteri ed aerei sorvolano la zona, carri corazzati si trovano nei pressi della piazza, in mare sono ancorate le maggiori portaerei del mondo, si suppone che più a largo ci siano dei sottomarini USA.

Una televisione italiana raccoglie le opinione dei napoletani:

“non ‘o ssacc che sta succedendo! i vulev purtà ‘e ccriatur a pazzià a pallon int ‘a piazz, ma non m’hann fatt trasì! Par c’hanna venì gli Extracomunitari ma cca già stamm chin!”

“Tutt sta folla! Non s po cammnà ! Par c’adda atterrà n’UFO, ma che bben ‘a ffa st’UFO? Tanta post propr cca adda venì? Ca gia tnimm ‘e problem nuost!”

“Pcchè non s portn nu poch ‘e munnezz e part llor?”

“Tutta sta folla, ma che è? Torna Maradona a Napule?”

” ‘o comun ‘e Napule ne fa solo strunzat, ma non er meglio nu concerto e Gigi D’Alessio?”

” E’ giusto che scelgano Napoli! E’ sempre la città più bella del mondo!”

Ma andiamo  un po più vicino alla piazza…

C’è un gran vociare (e questo non è una novità), le persone sono tutte accalcate alle transenne sistemate dall’esercito italiano, vi sono solo pochissimi spazi liberi, in pochi minuti sono arrivati anche i venditori ambulanti! Si vende di tutto, dai gadget religiosi: o santino da Madonn ‘e l’arc, da Madonna ‘e Pompei, ‘e Maradona ecc; gadget vari: pistole laser, a maglia ‘e Maradona, ‘a maglia ‘e Lavezzi, ‘a sciarp do Napule con scritto “Quagliarell ‘e n’omm ‘e mmerd” , bandiere del Napoli, dell’Italia e Vuvuzelas!

Ci sono i soliti venditori di bibite fredde, di spighe scaldate, di accendini e di felle di cocco.

Napoli giovedì 18/09/2010 Piazza Plebiscito ore 11:59

Oramai sono tutti col naso in sù, la gente è ammutolita, solo qua e la qualcuno dice: ” ma che è? Chi è mmuort?” , “jammo muvitv, teng che ffa, non pozz perdere ‘o tiemp appriess a vvuie” , “secondo me, è na granda strunzat!” , “wa tutt ‘sta gente, ma chi adda scenner ‘o patatern?” e così via.

Poi all’improvviso si vede un oggetto dalla forma discoidale  in cielo, il disco scende lentamente mentre tutti trattengono il fiato. L’UFO atterra dolcemente al centro della pista!

Napoli giovedì 18/09/2010 Piazza Plebiscito ore 12:00

Un’alta carica dello stato italiano si avvicina al velivolo scortato dalle sue guardie del corpo. Qualcuno dice: “speramm ca non ce fa fa figur ‘e mmerd pur cu chisti cca!”.

Dal velivolo si apre una piccola porticina. Si vede una  figura minuta dalle sembianze antropomorfe. Ha uno strano vestito molto sgargiante. L’essere inizia a scendere dalla scaletta apparsa insieme alla porticina, qualcuno grida: “che schifo! S mov pur!”

Alle spalle della creatura appaiono altre due figure in una strana uniforme, molto probabilmente sono le guardie del corpo dell’alieno.

C’è un gran da fare da parte delle forze dell’ordine terrestre, ordini vengono trasmessi a tutti i soldati sparsi nei paraggi, vengono caricate e puntate armi ma senza dare nell’occhio!

La bassa persona, ma alta carica dello stato, tende la mano all’alieno dicendo “siamo felicissimi di ricevere voi sul nostro umile pianeta, avete il benvenuto da tutti i cittadini del mondo!”

Il povero alieno, guarda perplesso la mano dell’uomo e poi volge lo sguardo imbarazzato alle sue spalle. Dall’UFO esce correndo un quarto alieno che alza le mani e con una voce stridula e abbastanza ridicola all’orecchio umano dice “non sparate sono il traduttore!”

La folla ride divertita, e qualcuno esclama “si stev pigliann ‘o ccafè!”

Il povero traduttore, parla allo strano orecchio dell’alieno con un linguaggio incomprensibile; quasi sicuramente traduce quello che gli è stato detto e con ampi gesti spiega che sarebbe meglio stringere la mano dell’uomo.

Così, l’ambasciatore alieno stringe la mano all’italiano e accenna ad un sorriso. Nel frattempo una figura umana sta sgattaiolando indisturbata verso la porta aperta dell’oggetto volante.

L’alieno ambasciatore dice qualcosa e indica l’UFO, il traduttore dice: “Sono l’imperatore del nostro pianeta. Sono davvero felice di essere ospite qui, veniamo da molto lontano e abbiamo all’interno della nostra navicella molti doni per voi umani!!”

Mentre il traduttore parla si sente una strana vibrazione e poi si vede L’UGO partire a grandissima velocità mancando per un pelo il Palazzo Reale! Gli alieni si guardano allibiti e il piccolo traduttore esclama: “Siamo tutti qui! Qualcuno ha portato via la nostra navicella!”

L’ambasciatore italiano diventa rosso come un peperone e dice “Siamo davvero spiacenti! Faremo di tutto per ritrovare il vostro UFO!”

Con un cenno dell’ambasciatore vengono avanti molte rappresentanze provenienti da tutto il mondo con dei manufatti locali da donare all’imperatore alieno. La cerimonia dura circa un’ora e i poveri alieni non possono far altro che ringraziare e depositare tutti i doni alle loro spalle in quanto non hanno più nessun veicolo!

Alla fine della cerimonia, l’imperatore dice qualcosa di lungo e noioso! Qualcuno dalla folla esclama “Guagliò vir ‘e t movr! Ca non stamm capenn niente! Sentimm solo fischi e pernacchie! Comm parlat curius!”

Alla fine del discorso, il traduttore si appresta a parlare: “Siamo sempre stati vicini alla vostra civiltà, vi ammiriamo perchè dopo di noi siete il pianeta più avanzato e civilizzato nel giro di miliardi e miliardi dei vostri anni luce! Abbiamo tentato di non influire mai nella vostra crescita e abbiamo studiato molto i vostri costumi, le vostre arti e i vostri interessi! Abbiamo scelto Napoli perchè il nostro computer di bordo si è inceppato e non riusciva a calcolare un’altra traiettoria! Vi prego vivamente di ritrovare il nostro UFO prima che qualcuno combini un guaio…”. Proprio in quel momento si vede all’orizzonte l’UFO, atterra nella posizione originaria ma disarcionando la statua di Ferdinando I dal cavallo. L’uomo scende di corsa dalla porticina e urla: “Wa capo… cioè tnit tutt sta attrezzatura cca dint, ma neanche n’autoradio!!! E cche mano tirat!!”

L’imperatore alieno guarda perplesso il suo traduttore personale che dice “Ehm, ammirava molto la nostra tecnologia!” mentre in realtà pensava: “Chill non ten manc’ idea e chist quant’ è procchi’ , stamm’ facenn ‘a famm! So’ tre ann ca non ‘m pav!”. (notare il fatto che l’alieno pensa in napoletano!)

L’imperatore alieno spazientito dice qualcosa di incomprensibile e il suo fedele traduttore riferisce alla folla “Non è possibile che questo accada in un paese civile! Basta! Ce ne andremo senza donarvi nulla! Ma prenderemo i vostri vili doni!” Così tra fischi e esclamazioni del tipo “Munnezz!” e “Omm’ ‘e mmerd” gli alieni fuggono all’interno della propria navicella portando quasi tutta la roba donatagli!

In un batter d’occhio l’Ufo si allontana nel cielo!

L’ambasciatore, abbastanza inutile nel proprio ruolo, si gira ed esclama “Siete incorreggibili! Avete fatto scappare l’imperatore di un altro mondo!”. Dalla folla esce l’uomo che aveva preso “in prestito” la navicella e dice “Ma quale Imperatore! Chill er nu’ muort ‘e famm! Non c’ stev nient loc dint! Chillu cos si ‘o purtavn ‘o scass manc so pigliavn!”

L’ambasciatore quindi risponde: “e allora siete doppiamente stupidi! Dov’è finita la vostra furbizia? Avete fatto portare via oro, gioielli e tessuti preziosi!”

“Ma qual’ oro e robb’ prezios! Amm fatt’ arrivà sol robb favz! Amm pers 10 € ‘e robb, però loc teng na tanica chien ‘e carburante! Secondo me chilli quatt’ sciemm manco c’arrivan ‘a casa llor!!!”

Il “pacco” napoletano


Mi dispiace parlare sempre male della mia città, ma ci sono alcune cose che sono, purtroppo, entrate a far parte del folklore che avvolge Napoli. Oggi parleremo del cosiddetto “pacco”. Il pacco è una truffa fatta da un venditore che si improvvisa tale, che grazie ad alcuni trucchi riesce ad ottenere dei soldi senza vendere l’oggetto desiderato dall’acquirente.

Viene definito pacco “perchè” la maggior parte delle volte, l’acquirente riceve solamente la confezione (in napoletano pacco) dell’oggetto desiderato. In alcuni casi (per giustificarne il peso) vengono aggiunti all’interno della confezione degli oggetti quali pezzi di legno, mattoni o pietre!

Ma andiamo per ordine; come si riceve il “pacco”?

  1. La maggior parte delle volte, il potenziale acquirente viene avvicinato direttamente dal venditore che mostra la sua merce! Attenzione nel caso di materiale elettrico o digitale, (telefoni, videocamere, stereo o orologi) la merce esposta e fatta vedere all’acquirente è realmente funzionante ed originale.
  2. Una volta convinto l’aquirente, si passa alla contrattazione dell’acquisto. Si parte da un prezzo abbastanza alto (ma comunque inferiore al prezzo di mercato). Vedrete comunque, che il venditore è disposto a calare il prezzo dell’oggetto in vendita.
  3. Una volta accordato il prezzo, avviene la parte più complessa! L’esecuzione del PACCO!!! In questo istante (perchè si tratta davvero di una frazione di tempo!) il venditore deve scambiare la confezione mostrata all’acquirente (contenente l’oggetto originale)  con quella preparata in precedenza contenente tutt’altro! Tale scambio, avviene (quasi sempre) con l’aiuto di una terza persona che con grande bravura riesce a non farsi notare per tutto il tempo dell’acquisto! Vi sono vari modi per interagire con la terza persona:
    • la terza persona ha un piccolo esercizio giusto dietro al venditore con cui si sta contrattando! In un attimo di distrazione viene sostituita la busta dalla mano del venditore che viene passata per un momento dietro la schiena o sotto un banco.
    • la terza persona si trova a passare (proprio in quel momento) dietro al venditore e avviene lo scambio.
    • la terza persona è nascosta dietro l’angolo, dietro un veicolo o comunque dietro ad una qualsiasi struttura mobile o fissa
    • Una o più persone inscenano una azione per distrarre l’acquirente mentre il venditore scambia la busta
    • Altro…
  4. una volta fatto il “pacco” il venditore e la terza persona si allontaneranno con una scusa abbastanza credibile, lasciando l’acquirente soddisfatto per l’acquisto!

Queste azioni andrebbero tutte denunciate alle autorità competenti!

Comunque non è difficilissimo capire la truffa! Diffidate da prezzi bassi e da venditori che stanno per strada! Penso che sia anche reato acquistare oggetti da persone non abilitate alla vendita. Il venditore non vi farà mai andare via con l’oggetto originale, vi pregherà sempre di consegnare un attimo l’oggetto nelle sue mani per “confezionarlo”.

Con questo penso di avervi dato molti avvertimenti in merito. ATTENZIONE con questo non voglio assolutamente dire che i commercianti napoletani sono dei truffatori! Coloro che fanno il pacco non sono venditori di professione, ma vendono per strada, molto raramente hanno un banchetto arrangiato su un marciapiede.

Per maggiori informazioni “visive”, vi rimando ad alcuni servizi effettuati da “striscia la notizia” ed al bellissimo e divertentissimo film ad episodi diretto da Nanni Loy “Pacco, doppio pacco e contropaccotto”

Perché urlare?


Vivere in una grande città congestionata dal traffico, con gente per la strada a tutte le ore non è semplicissimo! I fattori di stress aumentano vertiginosamente! Ma la cosa che più non sopporto è quel doversi imporre sugli altri alzando all’inverosimile la voce!

A Napoli non si parla ma si URLA!!!!!!!!!!!!!!!

Certo non tutti esercitano questo “diritto”, ma una buona parte dei cittadini, chi per mostrare dissenso verso alcuni aspetti della quotidianità, chi per attirare l’attenzione su di se, chi per arroganza o chi per semplice maleducazione urla per la strada, nelle case,  nei luoghi e mezzi pubblici!!

Al solito frastuono della città si va ad unire anche la scostumatezza di alcuni individui. Certo, anche questa è una caratteristica di Napoli. Ma dopo tanti aspetti classici e storici che sono andati a morire col tempo, perchè non tentiamo di “uccidere” anche questo bruttissimo aspetto?

In merito a questo discorso, vi lascio un bellissimo pensiero del Mahatma Gandhi:

Un giorno, un pensatore indiano fece la seguente domanda ai suoi discepoli:

“Perché le persone gridano quando sono arrabbiate?”

“Gridano perché perdono la calma” rispose uno di loro.

“Ma perché gridare se la persona sta al suo lato?” disse nuovamente il pensatore.

“Bene, gridiamo perché desideriamo che l’altra persona ci ascolti” replicò un altro discepolo. E il maestro tornò a domandare: “Allora non è possibile parlargli a voce bassa?” Varie altre risposte furono date ma nessuna convinse il pensatore.

Allora egli esclamò: “Voi sapete perché si grida contro un’altra persona quando si è arrabbiati? Il fatto è che quando due persone sono arrabbiate i loro cuori si allontanano molto. Per coprire questa distanza bisogna gridare per potersi ascoltare. Quanto più arrabbiati sono tanto più forte dovranno gridare per sentirsi l’uno con l’altro. D’altra parte, che succede quando due persone sono innamorate? Loro non gridano, parlano soavemente. E perché?

Perché i loro cuori sono molto vicini. La distanza tra loro è piccola. A volte sono talmente vicini i loro cuori che neanche parlano, solamente sussurrano. E quando l’amore è più intenso non è necessario nemmeno sussurrare, basta guardarsi. I loro cuori si intendono. E’ questo che accade quando due persone che si amano si avvicinano.”

Infine il pensatore concluse dicendo: “Quando voi discuterete non lasciate che i vostri cuori si allontanino, non dite parole che li possano distanziare di più, perché arriverà un giorno in cui la distanza sarà tanta che non incontreranno mai più la strada per tornare.”

La vajassa


In questo post parleremo di un personaggio molto diffuso a Napoli e provincia: la vajassa!
Tale personaggio si presenta solo nella forma femminile, anche se alcuni esemplari possono esser scambiati facilmente per un wrestler!
La vajassa in dialetto napoletano vuol dire: sciatta, sporca, volgare e chi più ne ha più ne metta!
Qui elencheremo le caratteristiche per l’individuazione della vajassa:
Iniziamo col dire che la vajassa si presenta in due forme, anche se entrambe le forme hanno elementi in comune:

  1. Vajassa di bell’aspetto: serve un po più d’esperienza per un riconoscimento immediato!
    L’aspetto che la natura gli ha donato viene enfatizzato con grosse quantità di fondotinta, rossetto dai colori molto vivaci e in alcuni casi lucido a tal punto che ti ci puoi specchiare dentro; il trucco degli occhi ricorda molto le raffigurazioni di Cleopatra!
    Di solito portano orecchini visibili da molti metri di distanza, possono essere semplici cerchi talmente grandi che si potrebbe fare tranquillamente l’Hula Hop, oppure degli orecchini che sembrano grandi acchiappasogni o lampadari antichi!
    L’abbigliamento tipico è composto da T-shirt (anche nel mese di Dicembre) coloratissime e con fronzoli vari quali payette e lacci di cuoio, comunque la parte sempre scoperta è l’ombelico.
    Il pantalone (perchè molto raramente portano una gonna) varia dal jeans a vita bassa elasticizzato al semplice body, in entrambi i casi viene acquistato (e quindi indossato) di almeno due taglie inferiori rispetto alla vera taglia!
  2. Vajassa-buttafuori: l’individuazione del personaggio è molto più semplice rispetto alla forma precedente.
    Essa ha il fisico del camionista sovrappeso ma si sente stupenda come gli esemplari della prima forma.
    Il trucco (se applicato) è molto simile a quello visto in precedenza, ma viene applicato con molta noncuranza provocando fortissime sbavature. Altri esemplari preferiscono essere completamente acqua e sapone, anzi nella maggior parte dei casi non vengono utilizzati nessuno dei due elementi e l’effetto è facilmente visibile.
    I capelli sono spesso raccolti in “tuppi” oppure fermati senza un disegno ben definito con pinze di dubbio gusto.
    L’abbigliamento è abbastanza simile alla vajassa di bell’aspetto, con la differenza che il numero minimo di taglie inferiori alla propria passano a 3! Dato il fisico che le contraddistingue esse assumono una strana forma: gambe e glutei tutto sommato sembrano quasi snelle (tranne in alcuni casi in cui la cellulite è visibile anche sotto il jeans), poi appare la pancia abnorme, che esce molto al di fuori del punto vita creato dal pantalone e assume uno strano colore blu-viola, sia per la circolazione bloccata dal pantalone stretto, sia per il freddo invernale!
    Salendo su si arriva alla maglietta che appare fortemente ” ‘nzevata” (in italiano unta) e tanto scollata quanto più la persona è grassa!
  3. Ma l’elemento principale che contraddistingue la vajassa (in entrambe le forme) è il linguaggio:
    esso differisce abbastanza dal napoletano classico e risulta volgare e sguaiato, la vajassa non parla ma urla e gesticola neanche stesse affogando. E’ abbastanza difficile rendere l’idea del linguaggio con un testo e quindi vi riporto questo video (VIDEO RIMOSSO LEGGI QUI IL PERCHÈ) di una comica napoletana che l’imita alla perfezione!
    Una cosa molto importante è non fare mai innervosire la vajassa, potrebbe essere molto pericoloso. Esse sono molto aggressive e, nel migliore dei casi vi diranno tante parolacce fortemente articolate e composte (alcune diventano incomprensibili), nel peggiore dei casi si dovrà ricorrere a cure mediche per profondi graffi e lesioni al cuoio capelluto per le forti strattonate ai capelli!!
    Altro elemento che le contraddistingue è la musica che ascoltano e la maniera in cui la ascoltano:
    loro non utilizzano i semplici lettori Mp3 o Walkman, perchè la musica la devono ascoltare tutti e in alcuni casi si deve sentire anche l’interpretazione della vajassa in questione, quindi la musica viene caricata sul telefono cellulare e da li viene riprodotta! La musica ascoltata è al 90% musica neomelodica napoletana (in futuro verrà proposto un post su questo blog), il restante 10% viene diviso tra Gigi D’Alessio (pronunciato dalla vajassa “Cicccci Taleessj”), Gigi Finizio (pronunciato dalla vajassa “Cicccci Finizzzj”) e la musica da discoteca (detta dalla vajassa “a music ‘ca s’abbballl”).

    Sinonimi di Vajassa: Vrenzola , Bagascia.

    Spero che questo piccolo vademecum sia chiaro e utile ai napoletani e alle persone che vorranno visitare la nostra città!

Le porte della salvezza, ovvero le porte dei bus!


Quasi tutte le mattine, un qualsiasi napoletano per recarsi nel luogo di lavoro o di studio, deve guadagnarsi il suo posto (in piedo o seduto)  sul bus!! Questo avvenimento è legato a molti fattori:

  1. Il bus deve passare! Non importa se in orario o meno, anche perchè l’orario del bus è una variabile abbastanza aleatoria.
    Fino a qualche anno fa, prima della venuta dei BusStop (cartelloni digitali che informano i passeggeri sui tempi d’attesa dei bus), pensavo che non ci fossero orari, ma il passaggio del bus fosse un piacere che ci forniva l’autista! 🙂
    Poi con l’avvento del BusStop ho capito che in realtà esistevano degli orari! Il BusStop emanava informazioni abbastanza semplici ovvero ” #_del_bus minuti all’arrivo ” , solo che spesso questi minuti non passano mai, o addirittura aumentano!
    Ciò causava, oltre ad una lunga attesa, l’aumento incontrollato della gente in attesa del bus e il conseguente aumento della gente all’interno del bus!
  2. Il bus deve fermarsi! La sosta del bus alla fermata non è una cosa garantita, in quanto, se il ritardo e il conseguente affollamento citato nel punto precedente arriva a livelli allarmanti, l’autista può decidere di non fermarsi! In questo caso si torna al punto precedente!
  3. il bus si ferma!! ed ora come si sale?? Voi starete certamente pensando “ma questo è scemo? Basta alzare il piede e salire…”. Beh in effetti dovrebbe essere così semplice se non fosse che il pullman è arrivato sovraffollato! Qui sia la gente sul bus che quelli sulla fermata si dividono in due categorie: alcuni di quelli sul bus si piazzano davanti alla porta per accogliere il minor numero di persone! Il resto (devo dire la verità è la maggioranza di loro) tentano di occupare il minor spazio possibile per procurarne a quelli che stanno alla fermata.
    Le due categorie di persone che attendono il bus sono: i Caterpillar ovvero gente che con un incessante “fate spazio! Al centro è tutto libero!” spingono fino ad occupare un posto sul bus, travolgendo tutto e tutti! Oppure ci sono coloro che nel momento in cui hanno guadagnato il posto si trasformano e iniziano ad urlare: “Basta è pieno! Non spingete inutilmente! Prendete il prossimo!”

Il viaggio diventa un’altra avventura che semmai spiegherò in un prossimo post, per ora basta dire che in molti casi è inutile mantenersi agli appositi sostegni perchè è impossibile cadere, in quanto non c’è lo spazio per farlo!
Una volta sceso dal bus c’è il brusco cambio di temperatura, ma non perchè il bus sia climatizzato, e comunque ti accorgi di aver fatto tardi anche oggi 😦